Ciclone Superlega: il caso che appena ha travolto il calcio

Un breve sguardo sulla nascita di questo progetto, che non ha fatto altro che evidenziare i mali irrisolti del calcio.

Pallone della Champions League

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Globalsport 26 aprile 2021

di Eleonora Francini
Quella appena conclusasi passerà alla storia come una delle settimane più difficili per il panorama calcistico, travolto da una diatriba che per giorni ha infiammato l’opinione pubblica, e non solo: il golpe mal riuscito da parte di ben 12 società appartenenti all’élite del mondo del calcio, che ha finito solamente per mettere in evidenza le sue crepe ormai latenti.

La Superlega ha rischiato di stravolgere un gioco con ben oltre 150 anni di storia solo per questioni di denaro, sacrificando il primato del merito sportivo a vantaggio di una cerchia chiusa e predefinita di club. Il progetto, naufragato nel giro di pochi giorni, non solo ha portato alla luce i mille problemi che il calcio non è mai riuscito né ad affrontare né a risolvere, ma se fosse andato in porto ne avrebbe aggiunto uno ulteriore.

Da molti anni, nei vari campionati, ormai si assiste ad un gap enorme tra club che fatturano sempre più ed altri che devono accontentarsi delle briciole.
In Serie A, ad esempio, se ogni anno squadre come la Juventus guadagnano cifre nettamente superiori rispetto ad altre meno blasonate come il Parma, è logico che il divario tecnico tra i due “schieramenti” sarà evidente e che a trionfare saranno sempre e solo gli stessi club.

Il medesimo discorso vale per il monte-ingaggi: se la Juventus ne ha uno da 240 milioni di euro, l’Atalanta da 50 e lo Spezia da 20, come potranno queste tre squadre dar vita ad un campionato realmente competitivo?

Redistribuire equamente le risorse economiche provenienti dai diritti tv e imporre dall’alto un salary cap, senza che questo dipenda dal fatturato: queste potrebbero essere due soluzioni affinché le competizioni calcistiche, nazionali e internazionali, possano riacquisire quell’appeal e quell’incertezza che da tempo vanno perdendo. 

La Superlega avrebbe solamente contribuito ad acuire le differenze economiche tra i vari club, impedendo per principio ad una squadra come l’Atalanta di vincere il campionato e accedere alla Champions al posto dell’Inter.
Il calcio, però, non è e non deve essere appannaggio di pochi, anche se questa purtroppo è la realtà odierna che si cerca in tutti i modi di mascherare. Il calcio deve essere passione, fatica, progettualità ma soprattutto personificazione del merito, che rappresenta la sua vera essenza: senza questi ingredienti il rischio è quello di allontanare i tifosi, parte integrante di questo meccanismo che da anni ormai tiene incollate milioni di persone, nella gioia e nel dolore.