Siamo stati testimoni di Michael Phelps | Globalsport
Top

Siamo stati testimoni di Michael Phelps

Compie oggi 38 anni il nuotatore originario di Baltimora, uno degli atleti più dominanti nella storia dello sport.

Siamo stati testimoni di Michael Phelps
Preroll

Redazione Modifica articolo

30 Giugno 2023 - 11.51


ATF

di Niccolò Righi

“Fulmine, torpedine, miccia, scintillante bellezza, fosforo e fantasia, molecole d’acciaio, pistone, rabbia, guerra lampo e poesia”. Così cantava il grande Francesco De Gregori nel 1982, applicando versi marinettiani, per descrivere il dialogo tra un capitano e un marinaio.
Sarebbero dovuti trascorrere altri tre anni prima che il piccolo Michael Phelps venisse al mondo, ma il futuristico climax adottato dal cantautore romano si sposa perfettamente con quello che sarà in futuro “il proiettile di Baltimora”: semplicemente lo sportivo più dominante nella storia dei Giochi Olimpici.

E pensare che, come in (quasi) tutti i bambini, il primo rapporto con l’acqua non fu particolarmente idilliaco: furono le sorelle a spronarlo di “tuffarsi” in questa avventura, esse pensavano che quello sport potesse far bene alla salute del piccolo Michael, affetto da un disturbo da deficit di attenzione/iperattività.
Ben presto l’America scoprì di avere davanti ai propri occhi un autentico portento della disciplina, tanto che a 14 anni, già possedeva quasi tutti i record della categoria ragazzi nelle discipline in cui gareggiava: 400 e 800 metri stile, 100 e 200 farfalla, 200 e 400 misti.

Ad inizio millennio arrivò la qualificazione ai Giochi Olimpici di Sydney, risultando il secondo americano più giovane della storia a parteciparvi, avendo compiuto da poco 15 anni. Nella finale dei 200 metri farfalla si piazzò quinti ma quello fu solo il preludio per ciò che sarebbe successo nelle due edizioni successive.
Nei campionati mondiali di Fukuoka (2001) e Barcellona (2003), Phelps iniziò a fare incetta di medaglie, mettendosi al collo cinque ori e due argenti e arrivando quindi ai successivi Giochi con il vento in poppa da autentico favorito. Ad Atene 2004 il nuotatore statunitense non si limitò a vincere, dominò ogni gara abbattendo record su record e conquistando sei ori e due bronzi, che lo misero al secondo posto nella classifica degli atleti con più ori in una singola edizione, alle spalle del connazionale Mark Spitz, anch’egli nuotatore e vincitore di sette ori ai Giochi di Monaco nel 1972.
Era chiaro che nel mirino del proiettile di Baltimora ci fosse anche questo traguardo.

Le sensazioni alla vigilia erano più che positive: nei mondiali che precedettero le Olimpiadi agli avversari non restarono che le briciole, e a Melbourne nel 2007 riuscì ad arrivare primo in tutte e sette le gare a cui partecipò, stabilendo anche in sei di esse il Record Mondiale.
Lo sport però si sa, sa essere spietato e cinico, e non sempre i pronostici della vigilia vengono mantenuti. Ecco, non fu assolutamente questo il caso.
Ai Giochi Olimpici di Pechino 2008 fu un “mattatoio”: Phelps divelse i suoi avversari con la famelicità di uno squalo e alla fine riuscì nell’impresa. Otto su otto. Come mai nessuno prima di allora. I giornali ne celebrarono l’impresa descrivendolo come uno dei migliori atleti statunitensi della storia; altri lo paragonarono addirittura a Michael Jordan.

A Londra nel 2012 si confermò ad altissimi livelli, vincendo quattro ori e due argenti, ma subì la prima sconfitta in gara internazionale nei 200 metri farfalla dal 2002, venendo battuto dal sudafricano Chad le Clos. Nonostante ciò, in quell’edizione riuscì a superare la ginnasta sovietica Larissa Latynina nella classifica degli sportivi con il maggior numero di medaglie olimpioniche e incrementando il vantaggio a Rio 2016 dove, a trentuno anni suonati, fu autore di un miracoloso canto del cigno (dopo Londra si ritirò fino all’aprile del 2014) che gli permise di conquistare altri cinque ori ed un argento. Per rendere l’idea: la Latynina in classifica è seconda con 9 ori e 18 medaglie totali conquistate, Phelps è primo con 23 ori e 28 medaglie totali conquistate…

Non è un caso, dunque, che il 4 agosto 2012 fu insignito dalla FINA di un premio alla carriera come “Miglior atleta olimpico di tutti i tempi”. La sua vita non è stata però tutta rose e fiori: a causa del secondo e definitivo ritiro avvenuto nel 2016, Phelps cadde in una brutta depressione che lo portò ad abusare di alcool e, addirittura, a pensare al suicidio come rivelato da lui stesso in un’intervista nel 2018. Oggi sta meglio e dirige la sua Michael Phelps Foundation, con l’obiettivo di promuovere il nuoto nel mondo.

Detiene ancora il Record Mondiale nei 400 metri misti, con il tempo di 4’03’’84, e il suo Palmarès – sommando Olimpiadi, Mondiali, Mondiali in vasca corta e Campionati panpacifici – recita 66 (sì, sessantasei) medaglie d’oro, 14 argenti e 3 bronzi. Ne siamo stati testimoni e anche noi potremo dire “ho visto Michael Phelps, uno dei più grandi atleti nella storia dello sport”.

Native

Articoli correlati