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Fifa, Crypto.com sarà uno degli sponsor ufficiali in Qatar

Il calcio ormai si sta adeguando al boom delle criptovalute. Le nuove tecnologie stanno avvicinando i tifosi ai club, che stanno trovando nuove risorse economiche. Occhio, però, al rischio legato alla volatilità

Fifa, Crypto.com sarà uno degli sponsor ufficiali in Qatar
Qatar2022 e Crypto.com

Redazione

22 Marzo 2022 - 23.01


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Uno degli sponsor in Qatar, per la prossima Coppa del Mondo, sarà Crypto.com la piattaforma di scambio di criptovalute. Il marchio apparirà all’interno e all’esterno degli stadi del Mondiale che inizierà a novembre. Il calcio si adegua al boom di criptovalute e blockchain, anche se i dubbi non mancano. Da Socios a Crypto passando per Binance, quasi quotidianamente arrivano notizie di accordi tra le nuove piattaforme tecnologiche e i club calcistici, in un rapporto sempre più stretto in cui, tuttavia, si nasconde più di qualche rischio.

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Una partnership che ha fatto rumore è stata quella che ha visto la piattaforma Crypto acquisire i diritti di denominazione dello Staples Center, casa tra gli altri dei Los Angeles Lakers, che si chiamerà Crypto.com Arena fino al 2041 per un ritorno di circa 700 milioni di dollari. Una cascata di soldi, che sta riguardando anche il calcio italiano.

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Tutto nasce dalla blockchain, tecnologia che consente, tramite una rete di nodi informatici, di certificare dati e informazioni (come transazioni) senza la necessità di un’ente di controllo: in sostanza, una alternativa digitale alle banche dati e registri gestiti da autorità classiche (pubbliche amministrazioni o banche), che ha portato alla creazione dei Bitcoin. Nel calcio, dalla blockchain sono nati invece i token, «asset» virtuali che permettono ai tifosi di diventare protagonisti in alcune scelte delle società, dal colore della livrea dell’autobus alle canzoni da far ascoltare allo stadio.

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Un modo per avvicinare la tifoseria alle squadre e aumentare il fan engagement. Senza dimenticare gli NFT (Non-fungible token), certificati di autenticità digitali che hanno esordito nell’arte e ora sono sbarcate nel calcio, in una sorta di raccolta figurine digitali: una NFT di Cristiano Ronaldo è stata venduta a 400mila dollari.

Soprattutto, i club stanno sfruttando queste tecnologie dal punto di vista economico. Nella crisi, le nuove piattaforme sono sembrate essere le uniche disposte ad investire nel calcio. Socios, principale piattaforma di Fan Token, nell’ultimo anno ha stretto accordi nello sport da oltre 175 milioni, tra cui quello con l’Inter (16 milioni per lo sponsor di maglia) e ultimi quelli con Napoli e Figc. Zytara, tramite il brand Digitalbits, verserà 85 milioni nei prossimi quattro anni all’Inter per comparire sulla manica e 12 milioni annui alla Roma per essere sulla divisa giallorossa, poco più di quelli che Binance verserà alla Lazio (10 milioni), mentre sulle maniche di Milan e Juventus compaiono BitMEX (circa 4 milioni) e Bitget (circa 10 milioni per KPMG).

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Soldi fondamentali per far respirare le casse dei club, ma anche quelle della Lega Serie A (Crypto.com è sponsor infatti di Var e Glt), di diversi club stranieri e anche di calciatori: Lionel Messi è stato il primo calciatore ad essere pagato in Fan Token e, secondo l’Equipe, riceve in valuta digitale uno dei 30 milioni netti del suo stipendio.

Non mancano, tuttavia, i punti oscuri. Socios nel 2020 ha avuto ricavi per 36,5 milioni e ora punta sull’esplosione di partnership e utenti per coprire gli investimenti. Un fattore importante è rappresentato anche dalla possibilità di profilazione degli utenti, tema fondamentale per il marketing digitale odierno. Diverse società , poi sfruttano strutture offshore e alcune sono addirittura fantasma (come 3KEY, nuovo partner del Manchester City, di cui non esiste alcun tipo di informazione), oltre alle segnalazioni degli enti regolatori (Sec e Consob hanno acceso un faro su Binance).

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D’altronde, le piattaforme si muovono in un settore non regolamentato e molto volatile, in cui non mancano i rischi: il Fan Token del Psg, lanciato a due euro, valeva 42,5 euro il 9 agosto alla firma di Messi e oggi ne vale 12. Anche se i club più che al trading e ai suoi rischi sembrano essere interessati all’aspetto del fan engagement, oltre che a quello economico per le proprie casse.

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