Indiscrezione dagli Stati Uniti: dietro la Superlega ci sarebbe stata anche la Fifa

Ci sarebbe anche l'associazione con a capo Infantino dietro la creazione della Superlega con i club che avevano l'obbligo di trovare un'intesa proprio con la Fifa per scongiurare possibili sanzioni

Il presidente della Fifa ed ex componente dell'Uefa Gianni Infantino

Il presidente della Fifa ed ex componente dell'Uefa Gianni Infantino

Globalsport 20 maggio 2021

Bomba dagli States dove il New York Times fa luce sul possibile coinvolgimento della Fifa nella creazione della Superlega, l'ennesimo caso in cui qualcuno e/o qualcosa dichiaratosi prontamente contrario alla super competizione dopo la rivolta dei tifosi, in realtà aveva fatto parte del progetto.
Sono stati visionati in maniera accurata i documenti riguardanti lo statuto della Esl ed è stato notato come fosse spesso citato un requisito essenziale per lo sviluppo e la buona riuscita del progetto ovvero un accordo da raggiungere con un'entità nominata "W01", nome in codice per definire l'organo di governo globale del calcio, affinché i club potessero essere tranquilli perché sicuri di non ricevere sanzioni.


Il quotidiano rincara la dose rivelando che i colloqui fossero iniziati due anni fa con incontri tra un gruppo noto come "A22", composto più che altro da finanzieri, e alcuni collaboratori del presidente della Fifa Infantino, tra cui Mattias Grafstrom, il vice segretario generale, che avevano rassicurato i club (e la banca Jp Morgan), rimasti quindi sorpresi dalla reazione contraria di Infantino una volta resa ufficiale la nascita della nuova competizione.
Forse non è casuale allora che la Fifa si sia esposta come contraria alla Superlega ma l'abbia fatto in ritardo rispetto ad altri organi di governo del calcio, con Infantino che è stato anticipato sia da capi di stato che da Ceferin, il quale ha inoltre dovuto esortare pubblicamente l'ex segretario dell'Uefa a prendere posizione.

Come successo per Boris Johnson e non solo, anche Gianni Infantino dovrà affrontare la pressione non solo dei media e degli altri colleghi, ma degli appassionati che, per l'ennesima volta, hanno dovuto subire l'ennesimo "buon viso a cattivo gioco" da parte di chi si professa dalla loro parte.