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A un anno dalla morte di Diego Armando Maradona: il ricordo del Pibe

Il 25 novembre di un anno fa moriva il calciatore più forte di tutti i tempi. Eppure la sua memoria ancora oggi è inquinata da fatti oscuri

A un anno dalla morte di Diego Armando Maradona: il ricordo del Pibe

Globalsport

25 Novembre 2021 - 14.28


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Un anno è passato, ma il suo ricordo è ancora più vivo che mai.
Il 25 novembre del 2020, in Argentina moriva Diego Armando Maradona.

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Un anno fa, attorno alle ore 17.30 italiane, il mondo del calcio veniva scosso dall’annuncio della morte di Diego Armando Maradona.

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“Se muriò el futbol”. E’ morto il calcio. Scriveva, in quei frenetici minuti, ‘El Clarin’, il primo organo di stampa a diffondere la notizia della scomparsa del Pibe de Oro, venuto a mancare a sessant’anni – compiuti quasi un mese prima – a causa di un arresto cardiorespiratorio occorsogli mentre si trovava nella sua abitazione a Tigre, a nord di Buenos Aires.

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La notizia che sconvolge un apparentemente ordinario mercoledì di fine novembre si diffonde in tempo zero in ogni angolo del globo. E’ una notizia inaspettata, devastante e che lascia attoniti. Il mondo si ferma. Quello del calcio e non solo.

L’Argentina, o meglio la sua Argentina, proclama tre giorni di lutto nazionale. In patria Maradona ha vestito le maglie di tre club che hanno scritto la storia del pallone albiceleste: l’Argentinos Juniors, il Boca e il Newell’s Old Boys prima di sbarcare in Europa, ma soprattutto è stato capace di trionfare con la Nazionale argentina trascinandola alla conquista della Coppa del Mondo nella campagna trionfale di Messico 1986, quella griffata dai suoi due goal nella semifinale contro l’Inghilterra. Probabilmente i più iconici della sua carriera: ‘La mano de Dios’ e la serpentina ribattezzata con l’etichetta del ‘Goal del Secolo’, con pallone in rete dopo aver saltato quasi tutti i giocatori inglesi toccando la sfera con il mancino.

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Nel Vecchio Continente, invece, il fuoriclasse nativo di Lanus ha indossato tra le altre le casacche quella del Barcellona e del Siviglia, rispettivamente presa di contatto e ultimo capitolo della sua avventura nel nostro continente. Nel mezzo, i sette anni più intensi ed importanti con il Napoli, intrisi di gioie e dolori, trionfi e cadute, ma scandite da una passione viscerale e dal rapporto simbiotico con un popolo che ha impiegato davvero poco per farne il suo Re.

Per Napoli, la morte di Maradona equivale alla scomparsa di una parte di sè. La città piange il calciatore e l’uomo che con la sua genialità ha incantato il popolo partenopeo dal 1984 al 1991.

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Diverse centinaia di tifosi, poco dopo l’annuncio, si radunano nei pressi dello stadio San Paolo e ai piedi del murales a lui dedicato per rendere omaggio a Diego. Fiori, candele, vessilli azzurri e dediche a condire un quadro suggestivo fatto di cori, commozione e tanti applausi riacchiusi in un unico grande tributo all’esterno dell’impianto di Fuorigrotta e per le strade del capoluogo campano.

Proprio lì dove i sostenitori napoletani vedranno presto esaudito il loro più grande desiderio: intitolare lo Stadio alla memoria di chi, su quel rettangolo verde, ha stravolto e riscritto la loro storia calcistica e non solo. Il Comune avvia prontamente l’iter già nelle ore successive e otto giorni dopo, il 4 dicembre del 2020, il San Paolo diventa a tutti gli l’effetti lo Stadio Diego Armando Maradona.

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Pochi giorni prima, il 29 novembre, era stato lo stesso Napoli a onorare Diego nel migliore dei modi, vincendo 4-0 in casa contro la Roma indossando una maglia speciale a tinte biancazzurre di argentiniana memoria come tributo nei confronti del ’10’.

La morte di Maradona ha toccato tutti, inutile girarci intorno. Non sono mancate le toccanti dediche da parte dei grandi del pallone, da quelli del passato a coloro che illuminano il presente.

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Dall’eterno rivale Pelé: “Un giorno noi daremo calci a una palla assieme in cielo”, agli avversari di grandi battaglie come Platini: “È il nostro passato che se ne va”, a Baresi: “Affrontarlo in campo è stato un onore, in campo era un fenomeno, leale, prendeva le botte e non si lamentava, un leader vero”.

“Ci lascia ma non se ne va perché Diego è eterno”, gli fa eco Messi, spesso e volentieri indicato come il suo grande erede.

Eterno, appunto. Perché uno così non si può dimenticare. Ad un anno dalla sua morte il suo ricordo è ancora fortemente vivo nel cuore di chi ama e sogna con questo gioco che, nell’imagine del fuoriclasse argentino, ha probabilmente raggiunto la sua massima sublimazione.

Lo scorso 7 novembre, la società Napoli ha comunicato l’intenzione di onorare Maradona ad un anno dalla scomparsa dedicandogli la ‘Maradona Game’:

“Una maglia speciale appositamente creata in tre varianti di colore. La grafica con il volto stilizzato di Maradona sovrapposto al segno di un’impronta digitale rappresenta anche il desiderio della società di trasmettere alle giovani generazioni il lascito della leggenda argentina alla città partenopea”. 

La speciale edizione della divisa da gioco è stata concepita in tre colorazioni diverse, due delle quali sono state utlizzata nei recenti impegni contro Verona e Inter, mentre per ammirare la terza basterà attendere il prossimo match con la Lazio.

E non finisce qui. In occasione del primo anniversario della sua morte verranno posizionate tre statue in bronzo: una sarà piazzata all’interno dello stadio, una seconda all’esterno, mentre la terza è già esposta al Museo Archeologico Nazionale.

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