Serie A, Tardelli: “È imbarazzante che ci sia stata unione di intenti solo per i diritti Tv”

Tardelli in un’intervista a 'La Repubblica’ torna a criticare le modalità e i tempi di ripresa del campionato attaccando i presidenti dei club di Serie A

Marco Tardelli

Marco Tardelli

Globalsport 30 maggio 2020

L’ex allenatore della Nazionale italiana under 21, Marco Tardelli, in un’intervista a 'La Repubblica’, ha analizzato l’attuale momento del calcio italiano:

"Rischiamo una brutta figura? No, in realtà l'abbiamo già fatta e pure bella grossa".. "Gli interessi di parte prevalgono su quelli del movimento e il risultato è sotto gli occhi di tutti: siamo arrivati tardi e male alla decisione di ricominciare, con la confusione che regna sovrana.


Continua Tardelli alludendo alla confusionaria fase in cui i presidenti non riuscivano a trovare l’accordo sulle date di una papabile ripartenza.


“All'origine del caos c'è stata la mancanza di chiarezza, se ne usciva solo con l'unità d'intenti. Ognuno ha i propri interessi, il più delle volte divergenti tra loro. C'è chi ha paura di retrocedere e ha spinto in tutti i modi per evitare che il campionato riprendesse, chi invece sogna di conquistare lo scudetto e ha fatto il diavolo a quattro per ricominciare. È sempre la stessa storia. Solo su un punto i presidenti sono riusciti a trovare un accordo e non sto parlando del protocollo sanitario...Alla salvaguardia dei milioni per i diritti tv, battaglia che i presidenti stanno portando avanti con forza e tutti insieme, peccato sia rimasto l'unico momento di compattezza".


L’ex campione del mondo del 1982 ha parlato della ripartenza e del protocollo da seguire: "non c'è dubbio si dovesse ripartire, anche se dando la massima importanza alla sicurezza. In Germania ci sono riusciti, pur essendo consapevoli che non esiste un modello certo"…"Innanzitutto mi pare difficile che quello della A possa valere anche per B e C. Ma poi ci sono molti punti oscuri".


E per Tardelli in questa situazione "chi rischia di rimetterci di più, mai come questa volta, saranno i giocatori. In realtà non sono mai stati presi in considerazione, tranne che su un aspetto secondario: l'orario del fischio d'inizio delle partite. I giocatori dovevano contare di più, invece sono stati gli ultimi a sedersi al tavolo della trattativa. Poi gli stipendi congelati, in alcuni casi in maniera unilaterale. Non capisco perché l'Associazione Calciatori abbia scelto una posizione defilata su questo contenzioso".


Ha infine parlato della sua candidatura all’Aic: "Se io mi candiderò all'Aic? Sì. Perché avrei voluto che chi correrà i rischi maggiori avesse avuto più voce in capitolo, invece non è stato così".