Liverpool, il parere di Andrea Dossena: "Klopp può mandare in tilt il Real"

Parla l'ex Liverpool Andrea Dossena, che nel 2009 firmò il 4 a 0 proprio contro il Real Madrid

Liverpool vs Real Madrid

Liverpool vs Real Madrid

Redazione 26 maggio 2018

L’esplosione all’Udinese, poi la chiamata del Liverpool, il ritorno in Italia al Napoli, infine un continuo girovagare fra l’estero e l’Italia. Stiamo parlando di Andrea Dossena, terzino sinistro vecchio stampo, all’occorrenza anche centrocampista esterno, tanta corsa e quantità, poco estro compensato da grinta e polmoni. Oggi, l’ex Napoli ha in mente una sola cosa: conseguire il patentino Uefa B, affinché possa continuare la sua avventura nel mondo del calcio, stavolta da allenatore.


Ma “Uefa” e “Dossena” sono due parole che, nella stessa frase, tendono a riportarci tutti al marzo 2009: Anfield, Liverpool-Real Madrid 4-0, che diventa 5-0 “aggregated”, visto che Benayoun aveva già sbancato il Bernabeu. Il quarto gol di quella notte magica, in un’epoca in cui i blancos si arenavano spesso e volentieri agli ottavi di Champions League, porta la firma dell’esterno italiano.
Bei ricordi, vero?


“Sì, una splendida soddisfazione personale, il Real veniva da un 6-0 in campionato ed era tutt’altro che battuto dopo l’andata. In meno di una settimana segnai entrambi i gol della mia carriera coi Reds, uno al Madrid e uno al nemico Manchester Utd. Furono i miei highlights, ma ricordo tutta quell’esperienza con piacere”.
Non è sempre facile per gli italiani in Inghilterra, soprattutto a Liverpool: Balotelli, Aquilani, Borini…


“Anch’io ebbi le mie difficoltà, è vero, nonostante mi trovassi bene col gioco intenso e l’organizzazione difensiva di Benitez. Credo dipendesse da due fattori: ambientamento e metodi d’allenamento”.
“Nel primo caso, prendete Zaza al West Ham: disastroso in Premier League, ma subito rinato col Valencia. Se sbagli l’adattamento alla realtà inglese, inizi subito a dar colpe al tecnico, ai tifosi, a tutti tranne che a te stesso. Per quanto riguarda l’allenamento, io sono uno che ha sempre avuto bisogno di lavorare tantissimo, entravo in forma così. In Inghilterra, invece, dai 16 anni in poi si praticava un sistema diverso, 60 minuti a mille all’ora e stop. Non mi sono mai abitato a fare così, spesso continuavo la preparazione da solo, a casa”.
Veniamo alla finale di Kiev. Pronostico? 
“È facile pensare a un Real Madrid favorito, col Liverpool a fare da vittima sacrificale. Ma occhio ai Reds, sono una brutta bestia in Europa e il Real ha già pagato in passato. E Klopp l’ha mandato in tilt quando allenava il Borussia Dortmund, dunque andrei cauto”.
Che partita si aspetta all’Olimpiyskiy?
“Immagino che il Real Madrid proverà a prendere in mano il gioco, facendo grande attenzione alle coperture preventive per non far ripartire velocemente Salah, Mané e Firmino. E penso che Cristiano Ronaldo si decentrerà spesso per non dare riferimenti alla difesa dei Reds, che non è fortissima. Giocatore per giocatore non c’è partita… con tutto il rispetto per Lovren o Alexander-Arnold, i blancos in quei ruoli hanno gente come Sergio Ramos e Marcelo”.
Mentre attende d’iniziare la carriera in panchina, starà studiando la Serie A e B, più che il calcio europeo… 
“Sì, è ovvio che stia seguendo bene cosa accade nei nostri campionati. E mi sono appassionato al calcio di Sarri, che ha condotto in alto il Napoli, la squadra in cui ho giocato dopo aver chiuso col Liverpool. Ha tenuto testa alla Juve pur con un budget inferiore, merita solo applausi. Ma ero certo che avrebbe divorziato da De Laurentiis… quando un ciclo finisce lo si nota in anticipo da tanti piccoli segnali”.