Vince Carapaz la prova in linea su strada: secondo a medaglia nella storia dell'Ecuador, Italia deludente

Tutti si aspettavano il fresco vincitore indiscusso del Tour de France Pogacar o il belga Van Aert ma si sono dovuti accontentare dei gradini più bassi del podio, lo scalatore ecuadoriano vincitore del Giro 2019 ha sorpreso tutti.

La gioia di Richard Carapaz, secondo ecuadoriano della storia a medaglia in una Olimpiade

La gioia di Richard Carapaz, secondo ecuadoriano della storia a medaglia in una Olimpiade

Globalsport 25 luglio 2021
Il nuovo campione olimpico della prova in linea maschile su strada è Richard Carapaz, 1993 da El Carmelo, nel Tulcan, la citta più settentrionale dell'Ecuador, a quasi 300 metri sul livello del mare e situata al confine con la Colombia.
Il vincitore del Giro d'Italia due anni fa succede a Greg Van Avermaet grazie a due attacchi coraggiosi: il primo insieme a McNulty, poi quando mancavano 6000 metri al traguardo con un'azione solitaria; dopo di lui, il belga Van Aert che vince la volata al fotofinish per la medaglia d'argento battendo lo sloveno Pogacar, protagonista nelle scorse settimane al Tour de France, vinto con manifesta superiorità.
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Tra il vincitore della Ineos, l'indemoniato Van Aert che è stato protagonista di numerose chiusure ai tentativi di sorprenderlo da parte degli altri attaccanti e il favorito alla vigilia terminato terzo ma che a 22 anni in bacheca può collezionare trionfi che possono per molti certificare una grande carriera, delude l'Italia con il ciclista scelto per vincere che viene fermato dai crampi nel finale, lo sfortunato Alberto Bettiol.

La tappa
234 i chilometri da percorrere, 4865 metri di dislivello e un caldo atroce: queste le premesse ad una gara che prometteva sofferenza ma anche spettacolo grazie alla qualità dei ciclisti in gara, tra i giovani in rampa di lancio e veterani come Nibali, Valverde e lo stesso campione Van Avermaet, che all'inizio si mette in cima al gruppo per tirarlo dato che il vantaggio dei fuggitivi a inizio corsa aveva toccato addirittura i 20 minuti.
Nella lunga ascesa al Monte Fuji si fa vedere l'Italia con Giulio Ciccone che prova a fare selezione dopo che il compito era stata eseguito sia dalle prime salite che dal ritmo imposto dalla Slovenia di Pogacar; dopo il ciclista della Trek-Segafredo attacca Damiano Caruso ed infine Vincenzo Nibali, ma a 45 chilometri dalla fine, con la fuga terminata, nonostante anche un attacco compatto del team in azzurro, nessuno dei favoriti si lascia sorprendere.
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Quando mancano 33 chilometri a giocarsi la vittoria rimangono Pogacar, il primo a muoversi una volta affrontato il tosto Mikuni Pass ma raggiunto dagli altri quando la salita tocca il 20% di pendenza, Woods e McNulty, che lo hanno seguito nel primo affondo, poi Bettiol, Carapaz, Kwiatkowski, Uran, Van Aert, Gaudu, Fulgsang, Schachmann, Adam Yates e Mollema.
Ci provano da qui in avanti in tanti ma nessuno riesce ad andarsene dato che Van Aert chiude sempre, tranne quando va in debito con la fatica e a quel punto McNulty per primo e Carapaz attaccano approfittandosene: i due s'involano accumulando decine di secondi con Bettiol che per crampi è costretto a non tenere più l'andatura veloce dei big della corsa e a lasciarli andare una volta in discesa.
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Il belga però non si arrende e con un grandissimo sforzo, sorprendente dopo tutte la fatica accumulata nella corsa, riesce a riportare se stesso e chi l'ha inseguito a 13'' dai primi; la strada sale ancora e mentre McNulty salta Richard Carapaz continua ad andare aumentando i giri riuscendo ad arrivare da solo al traguardo: dopo Jefferson Perez, d'oro nel 1996 ad Atlanta e d'argento nel 2008 nella 20 km di marcia, il ciclista è il secondo nella storia dell'Ecuador a salire su un podio olimpico.
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La classifica finale
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