La decisione sulla ripresa dell'Nba non sarà presa prima di giugno

Adam Silver ha incontrato il sindacato dei giocatori Nba, fissando alcuni punti di ripartenza del campionato di basket: possibile giocare in due sole città. Serviranno almeno 15 mila tamponi

Adam Silver Nba

Adam Silver Nba

Globalsport 9 maggio 2020
Dopo un incontro tra il commissioner Nba e la Nbpa, il sindacato dei giocatori, è emerso che una decisione sul ritorno in campo del campionato americano di basket non verrà presa a breve, né entro fine mese, né ai primi di giugno.
Si è giunti a questa soluzione dopo una videoconferenza di un’ora durante la quale si è parlato della possibilità di giocare il resto della stagione in una-due città al massimo (Orlando e Las Vegas le ipotesi più accreditate), concentrando tutte le squadre nella stessa area e contenendo il rischio di contagio.
Queste le parole di Silver ad "Espn": "Non ha senso aumentare i rischi facendovi volare di città in città se non ci sono tifosi sugli spalti. Pensiamo sia più sicuro, almeno all’inizio, giocare in una-due location". All'inizio non ci saranno comunque tifosi sugli spalti, si stima infatti una perdita del 40% degli introiti per le franchigie Nba.
In caso di ripresa, l'obiettivo è mantenere il format dei play-off al meglio delle sette gare, ma non sono escluse altre soluzioni per accorciare la stagione mentre l’inizio della prossima regular season potrebbe slittare fino a dicembre (e cominciare il giorno di Natale), a prescindere dal futuro di quella attuale.
C’è poi la questione dei test: si stima che ne servano 15 mila per portare a termine la stagione: "Non vogliamo toglierli a chi ne ha bisogno, ma sono ottimista per averli disponibili", ha aggiunto Silver.
La Nba, intanto, avrebbe autorizzato le franchigie a sottoporre giocatori e staff, anche se asintomatici, a controlli prima della ripresa degli allenamenti individuali, e di isolare chi di dovesse essere trovato di nuovo positivo.