Pietro Nicolodi: "Lasciamo crescere Sinner. Cecchinato deve ritrovare la scintilla"

Spazio al tennis nel secondo estratto dell'intervista al telecronista Sky, attualmente impegnato nel commento del torneo di Buenos Aires.

Pietro Nicolodi

Pietro Nicolodi

Globalsport 11 febbraio 2020

Di Emilio Scibona


Partendo da un argomento più mainstream, ti chiediamo un tuo commento ai recenti Australian Open.


“Intanto è incredibile come ancora oggi il terzetto Djokovic-Federer-Nadal arrivi sempre in fondo. Un altro fatto rilevante è aver visto il primo slam di buon livello giocato da Alex Zverev che si è dovuto arrendere solamente ad un Thiem che ormai è un giocatore consolidato.  Anche per questo resta soprattutto la straordinarietà di quel che ha fatto Nole in Australia: la finale è stata combattuta ma alla fine vince sempre lui. Ha una forza mentale straordinaria e quando è presente sotto quel profilo non si può battere”.


In questo momento sei impegnato al commento dell’Atp 250 di Buenos Aires, che vede la partecipazione di Marco Cecchinato (che oggi sfiderà lo spagnolo Carballès Baena) da campione uscente. Che sensazioni hai in generale sul torneo e quante chance ha il tennista palermitano di difendere il titolo?


“Per dare un giudizio di base è troppo presto visto che il torneo è cominciato da poco: con l’assenza di Thiem e Berrettini sono rimasti tanti protagonisti “latini” sarà una competizione spettacolare. Sulla difesa del titolo di Cecchinato onestamente mi viene difficile esprimermi: in questo momento il ragazzo non ti dà l’impressione di poter essere dominante. Non riesco a capire cosa gli sia successo: rivedevo proprio la finale nell’anno scorso dove Cecchinato si impone con dei numeri da campione consumato, poi da lì si è spenta la luce. Non saprei dire cosa sia successo: spero che questo torneo riaccenda la sua scintilla”.


Una domanda d’obbligo non può non scattare per Jannik Sinner, giovane rampante di un movimento che sta vivendo una stagione di livello, in questo momento impegnato a Rotterdam. Cosa ti aspetti dal ragazzo per questo 2020? Pensi possa essere l’anno dell’esplosione?


“La cosa fondamentale è lasciarlo lavorare in pace senza starlo a contestare troppo laddove mancassero i risultati immediati. Ha un talento enorme, un senso dell’anticipo che hanno in pochi e se nell’ambiente è così considerato deve esserci più di un motivo. Va protetto e spero che lo facciano bene senza esporlo troppo mediaticamente anche se credo che comunque sia un ragazzo strutturato per reggere la pressione”.


Passando invece al tennis femminile italiano che dopo anni ruggenti vive una fase interlocutoria. Che prospettive vedi per le nostre ragazze quest’anno? La qualificazione ai play-off in Fed Cup può essere un punto di partenza per la risalita?


“Siamo abbastanza lontani dal poter parlare di una ripresa. Certo sappiamo che Camila Giorgi in giornata può giocarsela contro chiunque e che Jasmine Paolini sta venendo fuori bene. Purtroppo, però le premesse per tornare sui livelli dello scorso decennio ancora mancano anche perché quello fatto dalle varie Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci è stato straordinario. Non va comunque dimenticato che il tennis femminile italiano ha sempre espresso giocatrici di medio-alto livello quindi bisogna essere fiduciosi, ricordandosi sempre che i movimenti tennistici vivono di momenti storici. Si pensi al movimento maschile svedese, paese di grande tradizione che adesso non esprime più grandi giocatori”.


Visto che tu sei uno dei telecronisti più versatili d’Italia non possiamo non chiudere con una domanda sulla cultura sportiva italiana, che sembra essere sempre più cristallizzata solamente sul, pur tanto caro a tutti, calcio. Secondo te è possibile in tal senso ampliare gli orizzonti sportivi di questo paese? Se è sì, qual è la via?


"Sicuramente aiuterebbe una maggiore attenzione a livello mediatico ma il punto di base è un altro. A me piacerebbe che di base si cambiasse l’atteggiamento di vedere lo sport che abbiamo nella nostra monocultura calcistica: bisogna godersi lo spettacolo perché non si può ridursi a stare male e a farsi influenzare la giornata dal rendimento della propria squadra. Poi a livello formativo sarebbe importante già a scuola fare una buona educazione allo sport sia in senso pratico che soprattutto in senso umano e valoriale. E abbandonare soprattutto la cultura del fenomeno che ami fino a quando va bene e abbandoni quando va male."