Protesta per l'omicidio Khashoggi: Federer rinuncia a 1 milione di dollari e non va in Arabia Saudita

Il prossimo 22 dicembre, a Jeddah, ci sarà un sontuoso torneo dove si esibiranno i campionissimi della racchetta, giocatori come Nadal e Djokovic. Ma Federer no.

Roger Federer

Roger Federer

Redazione 31 ottobre 2018

di Giuseppe Costigliola


Qualche tempo fa il celebre campione di tennis John McEnroe ha ricordato in un'intervista la coraggiosa scelta che fece nel lontano 1980, di cui si dice giustamente fiero. Dunque, il cinque luglio di quell'anno, sul prato ormai spelacchiato del Centre Court il quattro volte campione in carica, lo svedese Bjorn Borg, incrociò le racchette con un pestifero giovane newyorkese dai capelli crespi e il talento immenso: John McEnroe. Erano due uomini dalle personalità agli antipodi, come diversissimo era il tennis che praticavano, il modo di affrontare l'agone sportiva, di porsi con il pubblico e con i media. C'erano insomma tutti gli ingredienti perché la sfida entrasse nella leggenda, non solo di questo sport – e così avvenne. Com'è noto, "l'orso di ghiaccio" si impose al quinto set, dopo una battaglia di quasi quattro ore e un tie-break (nel quarto set) passato alla storia. Una partita, insomma, che per molti versi segnò indelebilmente i due campioni e il tennis stesso.


Il potere politico, si sa, è molto abile a sfruttare lo sport e pilotare i suoi campioni a fini propagandistici, non di rado per mascherare orrori e atrocità: almeno sin dalle dittature nazista e fascista degli anni Trenta del Novecento, è sempre stato così, in ogni luogo della Terra, dall'Unione Sovietica, ai regimi dell'Asia orientale, a quelli sudamericani ed africani. C'è quindi poco da sorprendersi che in quel lontano 1980 lo stato del Sudafrica, allora nell'occhio del ciclone per l'immondo regime dell'Apartheid, cercasse di sfruttare per i propri fini l'enorme popolarità acquisita dai due campioni del tennis, organizzando una nuova sfida da tenersi a Johannesburg. E per convincerli, offrì ai due campioni un milione di dollari a testa.


Bene, John McEnroe, non accettò. "Quella somma corrisponde almeno a dieci milioni di dollari" ricorda oggi Superbrat, "ma sono orgoglioso di aver preso quella decisione. Sapevo che era una somma incredibile, ma pensai che se mi offrivano tutti quei soldi c'era una ragione: voleva usarmi per i loro fini propagandistici. All'epoca avevo solo 21 anni, ma questo l'avevo capito, e non volevo essere la pedina di nessuno. Ne vado fiero. Non fu una scelta difficile, e la reputo una delle decisioni migliori di tutta la mia carriera." In seguito McEnroe incontrò Nelson Mandela, che si disse onorato di incontrarlo e gli rivelò di aver seguito l'epica finale di Wimbledon per radio, nel carcere di Robben Island. Il campione americano di Mandela disse invece: "È stata la persona più straordinaria che ho mai incontrato nella vita. Un angelo in terra."


Be', la storia spesso si ripete. Il prossimo 22 dicembre, a Jeddah, in Arabia Saudita, andrà in scena un sontuoso torneo dove si esibiranno i campionissimi della racchetta, giocatori come Nadal e Djokovic. La kermesse è organizzata dal governo di quel Paese, in questo momento sotto i riflettori per il clamore suscitato dall’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, entrato con i suoi piedi nel consolato dell'Arabia Saudita a Istanbul per ottenere documenti relativi al suo matrimonio e da lì uscito cadavere. Orbene, all’evento non prenderà parte il campione dei campioni, Roger Federer. L'icona del tennis mondiale ha infatti deciso di rifiutare l’offerta, che come riporta il Daily Mail si aggira (guarda caso) sul milione di dollari. Federer ha così commentato la sua decisione: “Mi hanno contattato, sì. Perché ho rifiutato? Perché non voglio giocare. Va bene così. Mi piace giocare. Sono felice di fare altre cose e non voglio giocare lì in questo momento. Quindi, ho deciso in fretta”.


Ecco, a distanza di quasi quarant'anni un altro campione del tennis ha dato, nel suo piccolo, una grande lezione morale, che esula dalle gesta sportive. È un messaggio chiaro, ora come allora, quello lanciato da McEnroe e da Federer: a certo sporchi giochi, semplicemente, noi non ci prestiamo. Un messaggio piccolo ma a suo modo importante, che può aiutare a tenere desta la tensione verso barbare realtà che nella modernità non dovrebbero trovare posto. Lo sport e i suoi campioni, in fondo, servono anche a questo.