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Mourinho: "La guerra è un fallimento dell'umanità"

Il tecnico portoghese della Roma, all'Osservatore romano, ha parlato della guerra, della sua carriera e del rapporto con Dio: "Chiedo a Dio di darmi un aiuto, ma se deve scegliere tra la partita e la famiglia, che scelga le persone che amo"

Mourinho: "La guerra è un fallimento dell'umanità"
Mourinho all'Osservatore romano

globalist

5 Aprile 2022 - 18.56 Globalist


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In un lungo colloquio con l’Osservatore Romano, il tecnico della Roma, Jose Mourinho ha parlato della guerra: “Il Santo Padre Francesco dice che la guerra è un fallimento dell’umanità, dei politici. La penso esattamente così, anzi, penso che sia un fallimento umano prima ancora che politico. È un fallimento brutale, è la perdita dei principi o il loro mancato sviluppo, è l’evoluzione del pensiero umano verso la direzione errata, ciò che è fondamentale e cioè che lo è meno. È qualcosa di difficile da spiegare. È un fallimento a tutti i livelli dell’umanità: è un fallimento nostro”.

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Lo Special One ha raccontato che la sua carriera nel calcio, “è iniziata quasi come una lotta, perché arrivo all’Università, Facoltà di Educazione Fisica e Sport, già perfettamente consapevole di quello che voglio per me: allenamento e alto rendimento. Con tutta l’ansia di apprendere ciò che mi interessava, la prima disciplina che ebbi il primo giorno di università fu `filosofia delle attività corporali´ – era quello il nome della materia – con il professor Manuel Sérgio. E io esco dalla prima lezione e mi chiedo: a quale scopo? Lui comprese in poco tempo che avevo bisogno di essere aiutato, di essere orientato. Ed effettivamente mi dice in maniera estremamente concreta e diretta: chi capisce soltanto di calcio, di calcio non capisce nulla. È un rapporto che non è terminato, è un rapporto che ancora continua”.

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Mourinho fa riferimento al filosofo portoghese Manuel Sérgio, oggi novantenne, nel corso del dialogo con il cardinale José Tolentino de Mendonça, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, avvenuto il 29 marzo nel Vestibolo della Biblioteca Apostolica Vaticana.Mourinho pone poi l’accento sull’empatia “che si crea tra due uomini: nella fattispecie, tra un uomo molto più maturo (l’allenatore) e i calciatori. Questo tipo di empatia per me è fondamentale. Io porto sempre l’esempio di quando sono uscito dall’università”.

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“Prima di entrare nel calcio di alto rendimento, sono stato insegnante. Ovviamente avevo già ben chiaro il mio obiettivo ultimo, ma è stato un processo graduale, e ci fu un anno in cui fui messo a lavorare con bambini con problemi motori, con disturbi psico-emotivi, e io non ero preparato, non lo ero dal punto di vista tecnico. All’università avevamo diverse aree di specializzazione, e la mia era quella dell’alto rendimento, pertanto non ero preparato. Tuttavia, sono riuscito a lavorare bene basandomi su qualcosa di estremamente semplice: amore, empatia, rapporti umani. E ho raggiunto risultati inimmaginabili per me che mi consideravo molto impreparato dal punto di vista tecnico per lavorare con quei bambini. Ho ottenuto risultati fantastici basandomi esclusivamente sui rapporti umani. Ho trasferito questo bagaglio di esperienze nel mio lavoro degli ultimi 20 anni, nello sport ai massimi livelli. Ho sempre avuto questo come principio basico. Non dico di esserci sempre riuscito, a volte non ne sono stato in grado”.

Il tecnico della Roma sottolinea di non voler più vincere solo per se stesso: “Percepisco la mia evoluzione come persona pensando al fatto che per molti anni ho voluto vincere per me stesso, mentre adesso sono in un momento in cui continuo a voler vincere con la stessa intensità di prima o addirittura maggiore, ma non più per me, ma per i giocatori che non hanno mai vinto, voglio aiutarli”.

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Parla anche del suo rapporto con Dio: i momenti prima di una partita, spiega, hanno “qualcosa che non si vede, ma che si sente tanto. Lo ritengo di una bellezza enorme e ritengo che il giorno che smetterò di allenare, che spero non sia presto, sarà forse la cosa che più mi mancherà: sentire questa dimensione che mi porta verso direzioni che non ho mai condiviso con nessuno, e che oggi forse condivido per la prima volta. Camminare verso la partita e parlare con Lui”.

“Con Dio”, sottolinea il cardinale, e Mourinho replica: “Parlo con Lui e finisco sempre per dire: la mia famiglia è più importante di questo. Dammi un aiuto se hai tempo… ma se la scelta dovesse essere tra questa partita e il benessere delle persone che amo, non ci pensare due volte…”.

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