Internazionali di Roma, uno spot italiano per il ritorno alla normalità

La missione non era semplice, ma l’organizzazione del torneo è stata quasi impeccabile per tutelare gli spettatori e la loro voglia di tornare a tifare.

Berrettini-Tsitsipas con il pubblico

Berrettini-Tsitsipas con il pubblico

Globalsport 19 maggio 2021

di Federico Materozzi
La scorsa settimana ho fatto parte delle oltre 5000 persone che sono riuscite ad accaparrarsi un biglietto per assistere agli Internazionali di Roma, il torneo di tennis più importante che si svolge nel nostro paese.

È stata la mia prima volta al Foro Italico e, in generale, la prima volta che ho assistito ad un incontro di tennis dal vivo.

Potete dunque immaginare la mia gioia quando una settimana prima è arrivata la conferma del biglietto, dato che la paura di averli acquistati troppo tardi, e quindi di non rientrare nel 25% di spettatori a cui era aperto il torneo, era tanta.

Avevo acquistato anche il biglietto per i sedicesimi, ma è stato poi deciso di far entrare il pubblico solo dal turno successivo (pazienza, ne ho approfittato per passare un giorno a giro per Roma).

La mia gioia ha poi raggiunto il suo apice quando la sera prima degli ottavi di finale ho scoperto la distribuzione delle partite nei vari campi: con il mio posto nella GrandStand Arena avrei potuto assistere al big match tra Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, 2 tra i miei giocatori preferiti.

Essendo uno tra quelli ancora un po' timorosi di questo terribile virus, ero molto contento dell’obbligo imposto agli spettatori di indossare esclusivamente mascherine Ffp2.

Niente di speciale, ma lo avevo accolto come segno di premura e di attenzione nei confronti delle misure anti-covid.

Nonostante ciò, restavo comunque un po' preoccupato dalla calca e dalla ressa che avrei potuto trovare una volta lì, soprattutto all’entrata.

Appena arrivato sul luogo invece ho trovato un’organizzazione perfetta: le persone erano distribuite nei vari ingressi a seconda del biglietto, e quindi dello stadio, che avevano acquistato.

Risultato: pochissima fila e distanziamento assicurato, con tanto di adesivi segnaposto collocati a terra e di misurazione della temperatura corporea.

Inoltre, anche all’interno del Foro lo spettatore era costretto a rimanere nei pressi del proprio stadio (Stadio Centrale, GrandStand Arena, Pietrangeli e campetti vari) e non poteva girare per i vari campi.

Una scelta doverosa e legittima che ha però tolto un po' di brio alla manifestazione: come infatti mi è stato raccontato dalla mia compagna di viaggio, alla sua ennesima presenza agli Internazionali, il bello di questi giorni, oltre al grande tennis, è il poter muoversi all’interno del Foro, assistere agli allenamenti dei campioni, girare tra i vari campi e rincorrere i giocatori alla ricerca di qualche disperato autografo facendo a sportellate con gli altri appassionati.

Ma come ho già detto, è stata una scelta più che comprensibile, utile a salvaguardare la salute di tutti.

Malgrado questo fatto, già dai primi passi mossi nel complesso avevo capito che si trattava di una giornata importante.

Lo si capiva dai sorrisi delle persone, dai tentativi di queste di scavalcare quelle transenne che limitavano le varie zone.

La gente insomma aveva voglia di vivere quella giornata, di riabbracciare gli spalti, di assistere dal vivo all’evento, di rivedere i giocatori in carne e ossa.

E già nel primo match della mattinata, in cui si sono scontrati lo statunitense Reilly Opelka e il russo Aslan Karatsev, il pubblico, nonostante il terribile alternarsi di caldo afoso e vento gelido mattutino, mostrava tutta la voglia di tifare e di incitare i propri idoli che era rimasta repressa durante questo lungo anno.

La mia prima partita dal vivo è stata dunque questa: ho visto trionfare un omone di 211 cm, che mi è entrato subito nel cuore, tra la ritrovata passione del pubblico.

Finito il match, come ho detto, non potevo muovermi più di tanto, ma non importava, perché tutti si stavano già preparando con ansia al super match.

Dopo qualche minuto, l’attesa è stata spezzata da un urlo che ha riecheggiato in tutta la struttura.

Erano i tifosi che accompagnavano Berrettini, padrone di casa essendo nato a Roma, all’entrata della GrandStand Arena, incitandolo e acclamandolo.

Essendo più un tifoso di calcio, abituato a stare in piedi sugli spalti e a cantare per 90 minuti, ero abbastanza curioso e titubante nei confronti del pubblico del tennis, a causa anche delle voci infondate che circolano sui tifosi di questo bellissimo sport.

E alla faccia di queste voci, appena entrato Berrettini ha inondato di entusiasmo l’arena.

Grandi e piccini in piedi ad applaudirlo e a tifarlo, con grida di incitamento e applausi impetuosi.

Un’atmosfera emozionante che è rimasta e anzi, si è accesa ancor di più, fino alla fine del match.

Purtroppo per noi italiani, Matteo si è dovuto arrendere ad un fantastico Tsitsipas, ma anche a fine partita ciò che importava maggiormente non era il risultato, ma l’essere riusciti a tornare a tifare e a vedere i nostri beniamini di persona cercando di trasmettere loro tutto il nostro calore.




Perciò anche se eravamo confinati nei pressi della nostra struttura, anche se gli spettatori della partita di Sonego contro Thiem, durata fino a tarda sera, si sono dovuti alzare per abbandonare la GrandStand Arena a partita in corso a causa del coprifuoco, anche se eravamo costretti a mantenere le distanze interpersonali, credo che quella giornata, come tutto il resto del torneo, abbia significato qualcosa di importante.

Sia perché è stato provato che con le giuste cautele, con i giusti accorgimenti e con tutte le giuste misure è possibile organizzare eventi del genere, facendo partecipare un bel numero di spettatori.

Sia perché le persone hanno dimostrato e palesato tutta la voglia che hanno di tornare alla normalità, la voglia di uscire, di incontrare persone diverse, di tifare, di urlare e di tornare ad essere tutti un po' più vicini.