Il Napoli ha ammesso di usare la stampa per fare pressione sugli arbitri. Ma tutti i media tacciono

Nel mirino la conversazione tra Nicola Lombardo, responsabile della comunicazione del Napoli, e Insigne: si è ammesso l’utilizzo dei giornalisti per esercitare pressione sulla classe arbitrale

Il Napoli ha ammesso di usare la stampa per fare pressione sugli arbitri. Ma tutti i media tacciono
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22 Dicembre 2020 - 17.54


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di Antonio Mazzolli
Tiene banco nelle ultime ore la sentenza che dovrebbe arrivare in serata, sul caso Juventus-Napoli, la partita che non si è giocata per l’indisponibilità di due calciatori del Napoli.

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La vicenda ha fatto il giro di tutte le testate giornalistiche, delle tv e degli organi di stampa: tutti davano la loro versione, tutti cercavano giustificazioni, cavilli giudiziari per trovare dove stesse la colpa.

Una delle notizie più curiose, e che meriterebbe quantomeno la stessa importanza a livello mediatico, è quanto segue.

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Durante la presentazione del calendario ufficiale del Napoli, è in corso una conferenza stampa, in cui sono presenti Nicola Lombardo, responsabile della comunicazione del Napoli, Andrea Petagna e Lorenzo Insigne, capitano della squadra partenopea.

Prima delle domande dei giornalisti, fa specie il dialogo fuori onda che intercorre tra il responsabile e Insigne.

Nicola Lombardo avrebbe detto ad Insigne: “Sei il capitano, non puoi mandare a cag*** l’arbitro. Stiamo facendo fare una battaglia enorme. Ho fatto fare un tweet ad Alvino con l’hashtag #controlliamomassa che è andato in tendenza. Tutte le prossime partite i tifosi del Napoli lo devono controllare“.

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Di seguito il tweet di Alvino, uno dei giornalisti che segue il Napoli per Sport Mediaset: “#controlliamomassa Per far sì che l’uniformità di giudizio accompagni ogni decisione arbitrale invito tutti a seguire le direzioni di gara del sig. Massa per controllare se adotta sempre lo stesso comportamento di fronte alle offese verbali o gestuali. Se d’accordo retwitta“.

 

In pratica, Lombardo ammette di aver richiesto a Carlo Alvino, giornalista di fede napoletana, di lanciare il tweet #controlliamomassa, andato poi in tendenza dopo Inter-Napoli, partita nel quale è stato espulso proprio Insigne per qualche parola di troppo rivolta all’arbitro Massa.

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Qui si evidenziano alcune scorrettezze in diversi campi che sono gravi e pericolose.

Primo, il responsabile della comunicazione ha diversi ruoli in una società: dovrebbe gestire l’immagine pubblica della squadra, incrementare la presenza degli utenti sui social media, progettare campagne per la fidelità del tifoso. Non sta scritto da nessuno parte che debba orientare, tramite terzi, il sentimento popolare e soprattutto esercitare una pressione del tifoso sulla classe arbitrale (in questo caso rappresentata dall’arbitro Massa, che ha preso una condivisione condivisibile nell’espellere Insigne).

Secondo, il comportamento del giornalista. Carlo Alvino è un giornalista che segue il Napoli, lo fa in modo colorito da anni, anche nelle televisioni private campane. In questo non c’è nulla di male, segue la sua passione, ma a tutto c’è un limite.

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L’etica e la dignità di un giornalista sono state in questo caso maltrattate per uno scopo che non c’entra nulla con il giornalismo: si chiama orientare il sentimento popolare tramite l’uso di Twitter.

Alvino viene in questo caso utilizzato (se non lo fa di sua sponte) per dire ciò che la società non vuol dire, ma che in realtà pensa.

 

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Un’altra cosa preoccupante è il silenzio dei media di fronte a questa vicenda, che potrebbe anche essere oggetto di illecito sportivo.

Soltanto Fanpage e Panorama, oltre ad altre testate di rango minore hanno riportato la notizia, altri hanno fatto finta di nulla dedicandogli un trafiletto.

Si tratta di un giornalismo con due pesi e due misure, che è pronto a fare uragani di approfondimenti senza approfondire poi nulla verso alcune vicende (per ultime la vicenda Suarez e il Caso Juventus-Napoli), e che dedica, di fronte a prove certe, due righe di fronte a un fatto che se confermato meriterebbe molta più attenzione.
Di seguito l’audio della conversazione, ognuno giudichi.

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