Caso Suarez, per i pm di Perugia la Juve sapeva dell’inchiesta

Secondo Cantone i dirigenti bianconeri non solo sapevano dell'indagine in corso, ma è stata questa la motivazione per cui il club non ha più assoldato Suarez nelle fila della squadra.

Luis Suarez

Luis Suarez

globalist 8 dicembre 2020
Nubi nere si addensano sulla Juventus e l'inchiesta che ha travolto l'Università di Perugia, città dalla quale è partita l'indagine e che vede protagonista il procuratore capo Raffaele Cantone, sembra avvicinarsi sempre di più anche al capoluogo piemontese.
Le indagini sul caso Suarez vanno avanti da mesi oramai, ma ieri sembra essere arrivata una svolta sul caso del test di lingua affrontato dal calciatore argentino il 17 settembre all'Università per stranieri di Perugia, Cantone e i pm Abbritti e Mocetti hanno messo per iscritto il dubbio che tutti avevano da tempo, ossia che i vertici della Juve sapessero dell'indagine in corso e a causa di questa soffiata abbiano stoppato l'acquisto del calciatore.
Oltre ad essere un fatto di rilevanza assoluta per le indagini, questo fatto potrebbe scaturire anche un ulteriore capo d'imputazione a carico del legale della squadra torinese, Luigi Chiappero e di Fabio Paratici, quello di inquinamento probatorio, poiché la loro falsa testimonianza rilasciata sia sul mancato acquisto del calciatore, sia sulla telefonata tra Di Cintio e la ministra De Micheli, ha impedito agli inquirenti di svolgere il loro lavoro.
Alla luce di questa ipotesi, cambia anche la lettura delle frasi pronunciate dall’avvocato della Juventus, Maria Turco che in una telefonata con il d.g. dell’Università per Stranieri di Perugia Simone Olivieri il 14 settembre, chiedeva che Suarez facesse l’esame "come una persona che di mestiere non tira calci al pallone", senza favoritismi.
I magistrati, con non poca fatica, ora stanno ricomponendo tutti i pezzi dell'inchiesta che ha coinvolto, seppur senza essere indagato, addirittura un ministro della Repubblica, la De Micheli appunto.