Mihajlovic: "La malattia mi ha reso un uomo migliore, ora mi godo ogni momento"

L'allenatore del Bologna parla anche dell'amicizia con il comandante Arkan: "Ha fatto cose bruttissime, ma non rinnego un'amicizia"

Sinisa Mihajlovic

Sinisa Mihajlovic

globalist 12 novembre 2020
In occasione della presentazione della sua autobiografia: "La partita della vita", Sinisa Mihajlovic ha parlato della malattia che lo ha colpito.

“Mi godo ogni momento. Prima non lo facevo, davo tutto per scontato. Conta la salute, contano gli affetti. Nient’altro. La malattia mi ha reso un uomo migliore. Ammalarsi non è una colpa. Succede, e basta. Ti cade il mondo addosso. Cerchi di reagire. Ognuno lo fa a suo modo. La verità è che non sono un eroe, e neppure Superman. Sono uno che quando parlava così, si faceva coraggio. Perché aveva paura, e piangeva, e si chiedeva perché, e implorava aiuto a Dio, come tutti. Pensavo solo a darmi forza nell’unico modo che conosco. Combatti, non mollare mai. E chi non ce la fa? Non è certo un perdente. Non è una sconfitta, è una maledetta malattia”.

Il coro "zingaro di m..." negli stadi ora non si sente più: “Sono un uomo controverso e divisivo, si dice così? E ci ho messo anche io del mio - riconosce però il tecnico del Bologna sul suo passato - Facevo il macho, dicevo cose che potevo tenere per me. Ma se faccio una cazzata, e ne ho fatte tante, mi prendo le mie responsabilità”.

 Il tecnico del Bologna parla anche della sua amicizia con il comandante Arkan, capo delle tigri: "Nei miei anni a Belgrado l’ho frequentato per circa 200 sere all’anno. La fascinazione del male? Forse all’inizio c’era anche quello, poi diventammo davvero amici. Quando morì, pubblicai il famoso necrologio che mi ha attirato tante critiche. Non condividerò mai quel che ha fatto, e ha fatto cose orrende. Ma non posso rinnegare un rapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocrita”.