Caso Djokovic l'infettivologo Bassetti avvisa: "Serve cautela, in molti paesi contagi alti"

Il direttore della clinica Malattie Infettive del San Martino non esclude che i tennisti si siano infettati in hotel o altri luoghi. In Seriai, i controlli possono evidenziare una circolazione maggiore del virus

Matteo Bassetti

Matteo Bassetti

Globalsport 23 giugno 2020
"Ci sono ancora Paesi dove c'è una circolazione decisamente più elevata rispetto all'Italia. In Serbia la situazione epidemiologica non è chiara, quindi serve ancora massima attenzione, probabilmente lì c'è una grande circolazione del virus ma andrebbe accertata". Lo spiega all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino, commentando i casi positivi di alcuni tennisti e allenatori che hanno partecipato al torneo esibizione Adria Tour in Serbia, promosso dal numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic, anche lui risultato positivo.
Secondo Bassetti "si dovrebbe guardare al calcio, dove le misure e i controlli possono aiutare ad evitare che accadano questi casi".

Quanto al caso specifico, "bisogna fare attenzione alle misure di contenimento e osservarle, ma non abbiamo certezza che gli altri tennisti si siano contagiati proprio durante il torneo organizzato da Djokovic -precisa Bassetti-. La positività potrebbe dipendere anche da dove sono stati e che frequentazioni hanno avuto. Questi tennisti sono stati chiusi in albergo, o sono andati in giro a Belgrado? Magari si sono infettati in altre occasioni. Questo andrebbe accertato".
Secondo l'infettivologo "quello che ci deve importare ora non è quante persone si contagiano ma quante hanno sintomi, capire come stanno e se finiscono in ospedale con quadri gravi. Questo è il dato che deve interessare per analizzare se c'è il rischio di una nuova ondata".