Figlio di una vittima dell'Heysel: "Mio padre morì cercando di salvare un bimbo"

Il ricordo della tragedia di Roberto Lorentini, avvenuta in occasione della finale di Coppa dei Campioni a Bruxelles

Heysel

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Globalsport 29 maggio 2020
A 35 anni dalla tragedia dell'Heysel durante la finale di Coppa dei campioni tra Juventus e Liverpool, sono tante le storie drammatiche che abbiamo sentito da quel maledetto 29 maggio 1985.
Una di queste è quella di Andrea Lorentini, figlio di Roberto, medico e tifoso della Vecchia Signora a Bruxelles per la partita.
La racconta a "Ilbianconero.com": "Non era un tifoso accanito, gli piaceva farsi qualche trasferta insieme ai cugini per vedere le città."
Era riuscito a sfuggire alla tragedia. Poi si voltò e vide Andrea Casula, un bambino di 11 anni, aveva bisogno d'aiuto.
Lorentini gli corse incontro, e finirono tutti e due sepolti dalla bolgia: "Come medico si è sentito di dare una mano, servendo gli altri fino all'ultimo", racconta il figlio, che all'epoca dei fatti aveva solo 3 anni.
"E' una ferita che non si rimarginerà mai. Ogni anno, quando si arriva a questa ricorrenza, è sempre un momento di sofferenza particolare. Io e gli altri familiari delle vittime dell'Heysel cerchiamo di dare un senso in una situazione nella quale è difficile trovarlo. Non accetterò mai di aver perso una persona cara per una partita di calcio: sarebbe dovuto essere un momento ludico, è diventata una strage. Cerchiamo di tenere viva la loro memoria attraverso alcune iniziative", conclude.