Paolo Rossi: "Non bisogna rischiare niente ma i campionati vanno finiti"

Il bomber per eccellenza della nazionale italiana dell'82 si è raccontato in un'intervista che spazia dal suo ricordo del mondiale, agli attaccanti di oggi, passando per l'emergenza che ha paralizzato la serie A

Paolo Rossi esulta con la maglia della nazionale italiana

Paolo Rossi esulta con la maglia della nazionale italiana

Globalsport 18 aprile 2020
Paolo Rossi, per tutti Pablito, uno degli eroi del mondiale 82 che mise a segno tre gol al Brasile dentro il mitico Sarrià, due in semifinale alla Polonia ed il primo nella finale con la Germania, ha parlato al Corriere della Sera della sua quarantena durante il coronavirus e del futuro del calcio che può tornare a vivere dopo lo stop.

"Se in questi giorni di ritiro forzato ripenso ai momenti magici dell'82? Faccio di meglio, rivedo le partite, quasi tutte e sa una cosa? Mi emoziono ancora. Sono passati 38 anni ed è quasi come allora. Mi godo le immagini e i particolari che nella frenesia di allora mi erano sfuggiti. Ricordi dolcissimi di un'impresa straordinaria che ha segnato la mia vita"

"I gol sono belli sempre, d'estate o d'inverno. È vero che gli italiani a luglio e agosto pensano al mare e al calcio mercato. Ma dopo questa lunga astinenza, quando ripartiremo ci sarà ancora più passione. Con un vero rammarico: le porte chiuse. Senza l'affetto della gente sarà un'altra cosa. Però non si può fare diversamente", ha raccontato Rossi durante l'intervista. "Aspettare. Chi è chiamato a decidere avrà riflettuto bene sul da farsi. Non bisogna rischiare niente, la salute viene prima di tutto. Però i campionati vanno finiti. Se il calcio riparte, significa che stiamo tornando alla vita vera. Soprattutto che i sacrifici della gente chiusa in casa hanno portato dei benefici"

"Sarebbe un segnale di speranza? Sì, ma non bisogna fraintendere. Ci dovremo adeguare a una nuova normalità. In attesa del vaccino niente sarà come prima. Mascherine, guanti, lunghe code davanti ai negozi come nella Russia degli anni 80. E stadi a porte chiuse. Sono tristi, però è l'unica soluzione", ha proseguito l'ex bomber che si aspetta un campionato diverso. "Non azzardo pronostici. Tre mesi o quasi senza partite potrebbero cambiare le gerarchie. Non i valori, che restano. Ma tanti fattori potrebbero incidere e condizionare la ripresa", ha spiegato Rossi preoccupato di molti club minori. "La A, alla fine, credo possa ripartite. La C farà molta più fatica. Sono preoccupato per il destino di molti club delle serie minori. E non dimenticatevi che non ci sono solo i giocatori ma anche semplici dipendenti come in un'azienda qualunque. Il governo dovrà fare la sua parte. Il tagli sugli stipendi? È una condizione necessaria. Sarebbe servito un accordo collettivo e invece noto che ogni club va per la sua strada".

Poi i complimenti a Roberto Mancini, ct della nazionale italiana, ed un'analisi sui giovani attacanti azzurri in rsampa di lancio: "Intanto faccio i complimenti a Roberto perché ha ridato colore all'azzurro e creato un bel clima. L'Italia è bella e divertente. La mia sensazione, seguendo la Nazionale da commentatore, è che il gruppo fosse pronto già adesso. Non vorrei si spezzasse quel filo magico che ci aveva permesso di vincere 11 partite di fila. Alla Nazionale di Mancini manca un Pablito? Per adesso si va avanti con il ballottaggio tra Immobile e Belotti che offrono sufficienti garanzie e si completano a vicenda. Confesso che dopo averlo visto all'opera mi sarei aspettato di più da Kean. Invece in Inghilterra si è spento, è come sparito dai radar. Speravo fosse l'uomo nuovo. Magari nei prossimi mesi tornerà fuori", ha concluso Paolo Rossi.