Bomba dall'Inghilterra: il premier Johnson non solo era a conoscenza della Superlega, ma l'aveva approvata

Poche ora fa la rivelazione del Guardian: Boris Johnson era a conoscenza del progetto nonostante sia stato poi uno degli artefici del dietrofont delle squadre inglesi coinvolte

Il primo ministro britannico Boris Johnson, nelle ultime ore finito al centro delle critiche per un possibile coinvolgimento nella creazione della Superlega

Il primo ministro britannico Boris Johnson, nelle ultime ore finito al centro delle critiche per un possibile coinvolgimento nella creazione della Superlega

Globalsport 26 aprile 2021
Nelle ultime ore il The Guardian ha fatto sapere che il premier Boris Johnson sapeva tutto del progetto riguardante la Superlega, dando il via libera ai sei club inglesi (Manchester United, Manchester City, Chelsea, Liverpool, Arsenal e Tottenham) di parteciparvi.
Il leader britannico quindi, dopo essere stato tra i primi leader politici ad opporsi alla formazione del super campionato sottolineando l'importanza dei tifosi, ponendosi inoltre dalla parte delle rivolte scoppiate poche ore dopo l'ufficialità della nascita della Superlega, avrebbe partecipato alla fondazione di essa.
Secondo quanto emerso dal tabloid britannico, pochi giorni prima la notizia che ha scatenato il putiferio mediatico in Inghilterra come in Italia, uno stretto collaboratore del primo ministro avrebbe incontrato Ed Woodward, chief executive del Manchester United per oltre dieci anni e dimessosi dopo le contestazioni dei tifosi, il quale informando dell'intenzione dello United e trovando il premier dalla sua parte, avrebbe poi creato un effetto domino che ha convinto anche gli altri 5 top club inglesi ad entrare nelle Superlega.
Il caso sta tenendo banco nelle ultime ore in Inghilterra dato che la ricostruzione dell'incontro si scontra con le dichiarazioni fatte da Johnson la settimana scorsa in cui oltre a definirsi fermamente contrario, dichiarava anche di essere sorpreso dalla scelta delle società inglesi.
Al momento il primo ministro britannico è chiamato al più presto a dare la sua versione dei fatti dato che il governo è impaziente di sapere se lui sia stato davvero dapprima a conoscenza e d'accordo e poi, una volta scoppiate le rivolte, si sia messo dalla parte dei tifosi.