Ora il popolo di Twitter è contro il presidente Uefa: in tendenza l'hashtag #Ceferinout

Dopo lo smantellamento della Superlega, non sono andate giù alcune dichiarazioni controcorrente di Ceferin, reo di aver stretto contatti con personaggi poco chiari come Erdogan o Al Khelaifi

Il presidente della Uefa Ceferin

Il presidente della Uefa Ceferin

Globalsport 24 aprile 2021

La voce del popolo ha fatto annullare la Superlega dei 12 grandi club (oltre ai grandi interessi economici in ballo).

Sempre la voce del popolo sta adesso protestando contro il presidente della Uefa Ceferin, dopo le sue dichiarazioni non proprio concilianti.

I motivi sono presto detti.

La Superlega sembra ormai alle spalle, eppure proprio in queste ore è in tendenza l’hastag #CeferinOut per chiedere le dimissioni del presidente della Uefa Aleksander Ceferin.

La protesta sui social delinea chiaramente una frattura all’interno dei tifosi europei che si era già notata a inizio settimana: sono stati, infatti, prevalentemente i supporters inglesi a contestare la Superlega, mentre molto più tiepide sono state le reazioni degli spagnoli e degli italiani.

Adesso, le ultime parole del capo del calcio continentale, i ruoli si sono invertiti.

Indubbiamente, Ceferin si è attirato fin da subito l’antipatia dei sostenitori della Superlega, mettendosi contro i 12 club ribelli e soprattutto ponendosi come difensore dei valori del calcio, anche se poi stringe accordi con personaggi come Nasser Al-Khelaifi o Erdogan, oppure propone una nuova Champions League che guarda al modello elitario della tanto contestata Europa League.

Nei giorni scorsi il presidente della Uefa ha fatto particolarmente discutere in Italia per i suoi duri toni contro Andrea Agnelli, presidente della Juventus. Lo ha infatti accusato di essere un bugiardo, per avergli negato l’esistenza di progetto sulla Superlega proprio poche ore prima che la notizia divenisse pubblica.

Ma ancora di più ha destato scalpore la frase: “Sono stato un avvocato di criminali di guerra per anni ma non ho mai visto niente del genere”.

Il velato paragone tra Agnelli, e per estensione tutti i 12 proprietari ribelli, e i criminali di guerra è molto pesante, ma il problema più grosso è che Ceferin non ha mai detto nulla del genere.

Si è trattato infatti di un grossolano errore di traduzione diffusosi sui media italiani, non si sa bene a partire da chi.

Ceferin, infatti, non ha mai difeso nella sua vita dei “criminali di guerra”; ha detto però di essere stato “criminal lawyer”, che in inglese significa “avvocato penalista”.

L’errore, oltre che alla scarsa conoscenza dell’inglese, può essere dovuto a un pregiudizio riguardo alla storia personale di Ceferin, che da ragazzo, poco più che ventenne, combatté con l’esercito sloveno nella guerra d’indipendenza del 1991.

Successivamente si laureò e divenne avvocato, ma la maggior parte della sua carriera è stata nel diritto sportivo.

Il 23 aprile, però, la polemica non si è placata e anzi è stata rinfocolata in Spagna dalla trasmissione tv El Chiringuito, che già aveva ospitato Florentino Perez lunedì notte per parlare della Superlega, e da qui si è estesa in Italia, e poi anche in Svizzera e Francia, portando in tendenza su Twitter #CeferinOut.

Il dirigente sloveno ha infatti risposto a una nuova intervista di Perez, che sosteneva che il progetto sarebbe ancora in piedi e che Juventus e Milan ne farebbero ancora parte, dichiarando a Der Spiegel che tutti i club ancora dentro la Superlega saranno esclusi dalla Uefa e i loro dirigenti potranno subire squalifiche.

Messaggio diretto a Real Madrid, Barcellona, Inter e Milan, le quattro società apparentemente ancora legate alla Superlega.

“Le nostre competizioni saranno fantastiche anche senza queste quattro squadre” ha aggiunto, con particolare durezza, Ceferin, scatenando molte proteste.